Archivi autore: Ferdinando Fontanella

Informazioni su Ferdinando Fontanella

Collaboratore di Redazione Naturalista e giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Natura, con specializzazione in Divulgazione naturalistica e Museologia scientifica, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E' responsabile della pagina Twitter di LR.

Rovigliano, la petra Herculis tra leggenda e realtà

Uno degli aspetti più affascinanti e caratteristici di un popolo sono le leggende. Racchiudono gran parte del patrimonio culturale appartenente alla tradizione del racconto orale e spesso nascono per spiegare un fatto altrimenti inspiegabile e per questo mescolano il reale al meraviglioso.

Edit. E. Ragozino, Napoli 2300 - Lo Scoglio di Rovigliano col Castello

Edit. E. Ragozino, Napoli
2300 – Lo Scoglio di Rovigliano col Castello

Tra le tante leggende dell’area “torrese-stabiese” una delle più affascinanti riguarda lo scoglio di Rovigliano, il piccolo “isolotto” che si trova di fronte alla foce del fiume Sarno, ed è legata alla figura mitologica dell’eroico Ercole. La tradizione vuole che attorno al 1239 a.C. Ercole di ritorno dalla Spagna, dopo aver compiuto la decima delle dodici fatiche, approda in Campania. Nella regione fonderà diverse città tra cui Ercolano e Stabiae, quest’ultima fu edificata dal figlio di Zeus quando staccò la cima del Monte Faito e la scagliò in mare dando origine così allo scoglio di Rovigliano, un tempo detto, appunto, la Petra Herculis. Questa storiella una verità la racconta, Rovigliano è veramente la “cima del Monte Faito”, infatti come il gigante dei Monti Lattari anche la Petra Herculis è costituita da bianche rocce sedimentarie, calcari e dolomie (chimicamente dei carbonati di calcio e di calcio e magnesio). Questa evidente “somiglianza litica” deve essere apparsa inspiegabile ai primi che l’hanno notata, ed è probabile che per dare una risposta a questo enigma sia nato il mito dell’Ercole nostrano. Continua a leggere

Noci, nella tradizione e la cultura locale

Vorrei raccontarvi del noce, una delle essenze arboree più importanti della tradizione contadina dell’agro stabiano, del vesuviano, della penisola sorrentina e dei Monti Lattari.

Noce comune (Juglans regia L.)

Noce comune (Juglans regia L.)

Il noce comune (Juglans regia L.) è un albero imponente alto 10- 20 metri , dalla corteccia grigio chiaro che sbiadisce con l’età, la chioma ampia ed espansa con foglie grandi dall’odore fragrante, di colore verde chiaro e caduche in autunno, costituite da 5-9 segmenti (imparipennate) di cui i tre apicali lunghi 5- 10 cm e i basali progressivamente più piccoli.
Le infiorescenze (amenti) pendule, le maschili lunghe 5- 8 cm costituite da numerosi fiori, le femminili brevi con solo 1-5 fiori, entrambe presenti sulla stessa pianta. Il frutto è una drupa ovale dal rivestimento carnoso e verde (mallo) che racchiude una noce legnosa divisa in due logge (guscio) che contengono il seme (gheriglio), ottimo da mangiare e ricco di olio.
L’origine del noce è ignota, si presume che la patria di quest’albero sia localizzata tra il Sud-Est Europa e la Cina occidentale. Continua a leggere

Il Caprifoglio di Stabia

( una pianta che porta nel nome l’unicità della terra di Stabia )

articolo di Ferdinando Fontanella

Il Caprifoglio di Stabia (fam. Caprifoliaceae) è la specie più importante dei Monti Lattari, della Penisola Sorrentina e di tutto il comprensorio stabiano. L’inestimabile valore di questa pianta è direttamente proporzionale alla sua unicità. Si tratta, infatti, di un raro endemismo puntiforme, in tutto il pianeta ne esistono solo pochi esemplari che crescono localizzati esclusivamente in poche stazioni del gruppo “Monti Lattari-Penisola Sorrentina”.

Caprifoglio di Stabia, schizzo a matita di Ferdinando Fontanella

Caprifoglio di Stabia, schizzo a matita del naturalista Ferdinando Fontanella

Il nome scientifico della specie è: Lonicera stabiana Guss. ex Pasquale, il termine Lonicera fu coniato nel 1753 dal naturalista svedese Carolus Linnaeus (1707 – 1778) in onore del medico austriaco Adam Lonitzer (1528 – 1586), mentre l’epiteto specifico stabiana è riferito alla località di origine degli esemplari tipo sui quali è stata descritta la specie. Continua a leggere

La vegetazione del Distretto Stabiano

La vegetazione del Distretto Stabiano

articolo di Ferdinando Fontanella

Con l’espressione: la vegetazione di un territorio, si indica l’articolato sistema di forme vegetali presenti nell’area considerata (territorio). “La vegetazione è dunque il complesso delle piante che vivono in un ambiente più o meno esteso, qualora si considerino realisticamente nel loro modo di aggregarsi” (Giacomini e Fenaroli., 1958).

Se consideriamo le piante isolatamente, ignorando le interazioni esistenti tra le diverse specie, ci stiamo occupando di una flora che nella sua forma minima non è altro che un semplice elenco di specie presenti in un area definita ( i due termini non andrebbero mai confusi!).

Vegetazione stabiana (Monte Faito)

Vegetazione stabiana (Monte Faito)

Il distretto stabiano si sviluppa in un’area intermedia tra il vesuviano e il complesso ‘Monti Lattari – Penisola Sorrentina’. La particolare posizione geografica, la peculiare forma del territorio e la composizione del suolo, le particolari e varie condizioni climatiche, offrono innumerevoli varietà di ambienti nei quali le specie per selezione naturale si sono adattate a vivere in reciproca relazione. Descrivere in modo esaustivo l’intricata rete di interazioni della vegetazione di un territorio così vario è impresa ardua, richiede rigorosa e vasta trattazione e non rientra nelle finalità di un articolo introduttivo. Accadrà quindi che focalizzeremo la nostra attenzione su aspetti intuitivi della vegetazione. Schematizzando possiamo distinguere delle porzioni di territorio nelle quali la vegetazione presenta precise caratteristiche omogenee, e così provare a descriverle. Continua a leggere

Chi tene ‘o mare…

Chi tene ‘o mare…

editoriale di Ferdinando Fontanella

Il mare di Castellammare

Il mare di Castellammare

Domenica 17 aprile è il giorno del referendum abrogativo sulla legge per le estrazione di petrolio e gas in mare entro le 12 miglia dalla costa (circa 20 chilometri).

Al giudizio popolare che riguarda esclusivamente le concessioni estrattive già esistenti, la nuove entro le 12 miglia sono già vietate per legge, si chiede in modo molto semplice di scegliere e votare Sì: se vogliamo che queste industrie, cosiddette trivelle, cessino la loro attività allo scadere del contratto stipulato con lo Stato Italiano che le autorizza; oppure votare No: se crediamo sia giusto che queste “trivelle” possano prorogare la loro attività estrattiva qualora nel giacimento ci sia ancora da estrarre gas o petrolio.

La questione è tutta qua e può essere affrontata da due prospettive diverse: una ambientalistica  che propende per il Sì, l’altra economica favorevole al No. Continua a leggere