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Chi tene ‘o mare…

editoriale di Ferdinando Fontanella

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Domenica 17 aprile è il giorno del referendum abrogativo sulla legge per le estrazione di petrolio e gas in mare entro le 12 miglia dalla costa (circa 20 chilometri).

Al giudizio popolare che riguarda esclusivamente le concessioni estrattive già esistenti, la nuove entro le 12 miglia sono già vietate per legge, si chiede in modo molto semplice di scegliere e votare Sì: se vogliamo che queste industrie, cosiddette trivelle, cessino la loro attività allo scadere del contratto stipulato con lo Stato Italiano che le autorizza; oppure votare No: se crediamo sia giusto che queste “trivelle” possano prorogare la loro attività estrattiva qualora nel giacimento ci sia ancora da estrarre gas o petrolio.

La questione è tutta qua e può essere affrontata da due prospettive diverse: una ambientalistica  che propende per il Sì, l’altra economica favorevole al No. Continua a leggere

Castellammare: da Pozzano una speranza per la città

l’editoriale di Ferdinando Fontanella

Belvedere di Pozzano

Belvedere di Pozzano

A Castellammare di Stabia le cose da diverso tempo vanno indiscutibilmente male. Avvolta in un vortice fallimentare la città sta scivolando inesorabilmente in un baratro da cui sarà difficile risalire la china.

Drammatica la crisi occupazionale e sociale, tantissime le famiglie indigenti a causa della chiusura delle attività produttive da Terme di Stabia ad AVIS, solo per citarne alcune. Avvilente la pochezza e l’incapacità della classe politica, vecchia e nuova, che dei tanti problemi non sembra essere ben conscia.

Sconfortante l’operato della pubblica amministrazione, incapace di portare a termine e quindi far fruttare importanti progetti che avrebbero dovuto rappresentare la svolta ed invece sono diventati un macigno che chiude un sepolcro… fallito il progetto di un museo archeologico alla Reggia di Quisisana, il restauro di piazza Fontana Grande, il rilancio dei tradizionali chioschi dell’Acqua della Madonna, il recupero delle periferie, il restauro della Villa Comunale, il rilancio turistico della città… fallito, fallito, fallito è tutto il resto.

In un contesto così deprimente, a cosa devono aggrapparsi gli stabiesi per non perdere la speranza e credere ancora in quel “Post fata resurgo”, dopo la morte mi rialzo, motto della città? Continua a leggere

Un San Catello al passo con i tempi…

editoriale di Maurizio Cuomo

Alcuni giorni fa, in compagnia di Enzo Cesarano, sono andato in cattedrale per un approfondimento di una mia ricerca, in tale occasione ci è capitato di intervistare il sig. Mario Vanacore, organista della concattedrale.

Coroncina a San Catello

Coroncina a San Catello

Mario consumata persona di chiesa e profondo conoscitore di arte sacra, spaziando con estrema padronanza da un argomento all’altro, quando si è parlato del nostro San Catello, riportando un’omelia del parroco, ha palesato a chiari parole e con particolare apertura mentale, un pensiero estremamente sottile e profondo che a seguire riporto in sintesi:

“Nel pieno rispetto della tradizione – dice Mario – i nostri antenati ci hanno tramandato il culto di San Catello, un antico culto fatto di pia devozione che ogni anno, per grazia di Dio, si ravviva e si rinnova con le gesta del popolo stabiese, rito che si è ripetuto perpetuandosi per numerosi secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri. Di controparte, non possiamo però ignorare, che la società ha una sua naturale evoluzione, fatta di scoperte, invenzioni ed altro… per tal motivo, oggi è inimmaginabile che i giovani (presi dai tanti interessi: internet, videogames e altre stravaganze “multimediali”), continuino l’opera dei loro avi; da ciò, forza causa il ricambio generazionale (quello ad esempio dei portatori di San Catello), purtroppo, ahimè, è destinato a finire.

Lo stesso “Inno di San Catello“, scritto con tanta devozione da mons. Sarnelli, suggestiva preghiera del popolo di Stabia, descrive una Castellammare che più non ci rappresenta, ad esempio nell’ultima strofa si parla di: due cantieri, le acque (terme)…, ma “addò stanne?!”, queste ricchezze, purtroppo, ci sono, ma non ci appartengono più. Continua a leggere

Bombe di Capodanno (per fortuna sequestrate)

Botti di Capodanno: Stabiesi in crisi, formiche o cicale?

editoriale di Maurizio Cuomo

Carissimi, trascorse poche ore dalla “pazza” mezzanotte con la quale abbiamo salutato con i soliti eccessi il 2015, e ancor prima di leggere il solito disastroso bollettino di guerra della guerriglia di inizio anno (purtroppo, una nostra barbara, consolidata tradizione… Santa Barbara ne sa qualcosa!), vorrei condividere con voi una personalissima riflessione.

Tutti sappiamo del periodo di crisi economica che ha colpito negli ultimi anni la nostra bella Italia e molti altri Paesi esteri; ebbene mi chiedo, dietro la parola “crisi” cosa mai si cela? Il pretesto di chi amministra il sistema per arricchirsi e “dissanguare” ulteriormente un popolo in difficoltà, o la “scusa” di chi dice di essere in difficoltà per campare e tirare avanti sempre e comunque a modo suo!? Molti di voi si chiederanno, ma “chisto ‘o primmo ‘e l’anno” dove vuole andare a parare? Fermo restando che la vera povertà è uno stato di fatto, vi ricordate il “terzo mondo” africano o le favelas brasiliane?! Quella è povertà!

Bombe di Capodanno (per fortuna sequestrate)

Bombe di Capodanno per nostra fortuna sequestrate. Vista l’imponenza di alcuni di questi ordigni, la scena potrebbe stupire, a rifletterci, però, rispecchia l’assurda finta normalità dei giorni nostri: se esistono dei pazzi che assemblano queste bombe, esistono certamente anche molti imbecilli che le acquistano!!!

All’indomani dello sperpero di denaro dannoso alla salute ed alla “tasca” di chi ha esploso, per pochi minuti di pazza frenesia, botti e petardi, mandando in fumo e rumore centinaia e forse migliaia di euro, io mi chiedo, ne è valsa la pena? Ora siete più poveri o meno ricchi? Cambiano i termini, ma il significato è quello. Certamente l’operaio stabiese “formica”, che con dignità e carattere portava avanti la sua famiglia, finanche a comprare casa dopo 40 anni di sacrificio lavorativo, è sempre più cosa rara, o meglio si è quasi estinto per l’imperversare del popolo “cicala”, invasore dei giorni nostri che campa (come lui dice) alla giornata, seppur del vero sacrificio non conosce significato. Continua a leggere

Patrimoni stabiani perduti

l’editoriale di Maurizio Cuomo e di Ferdinando Fontanella

Patrimoni stabiani abbandonati (foto F. Fontanella)

Patrimoni stabiani abbandonati (foto F. Fontanella)

Questa immagine fotografica ritratta martedì 27 ottobre 2015, dal nostro caro amico Ferdinando Fontanella, che ai più superficiali potrà sembrare la solita immagine di routine rintracciata sul web, attesta in maniera indiscutibile, che Castellammare di Stabia, possiede, ma non riesce a gestire il suo preziosissimo patrimonio.

Ebbene, se oggi facciamo un giro sui boschi o per le nostre montagne, di scene come queste ne possiamo vedere in una quantità disarmante, non scopriamo nulla di nuovo… eppure in questo periodo, un tempo a noi non lontano, ogni buon padre stabiese, portava i suoi figli in questo luogo benedetto da Dio e maledetto dagli uomini, per “respirare” una giornata di natura, accompagnando l’intimo momento famigliare con la raccolta delle castagne, che di lì a breve poi avrebbero allietato e arricchito il pranzo domenicale.

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